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L'idrogeno: un nuovo modo di trasportare energia

Analisi sull'idrogeno: una possibile soluzione che ci farà dire addio ai gas serra

È da qualche decennio che sentiamo parlare di fonti rinnovabili (solare, eolica, ecc) per la produzione di elettricità senza alcuna emissione di gas serra. Infatti queste ultime si propongono di sostituire il carbone che è stato da sempre utilizzato nelle centrali elettriche.


Nonostante questo buon auspicio, ancora tutt’oggi le fonti rinnovabili giocano un ruolo marginale nel mix energetico del Vecchio Continente e non. Esistono tante motivazioni che fanno sì che la transizione energetica arranchi, ma una degna di nota consiste nel fatto che queste nuove fonti di energia naturali siano intermittenti.

Praticamente sfruttandole ci si affida ai ritmi di Madre Natura che decide quando essere più generosa con il Sole o con il vento. Questo è chiaramente un bel vincolo in quanto la domanda di energia è costantemente variabile e la società non può permettersi di rimanere a secco neanche per un minuto.

Per ovviare a questa problematica, è necessario stoccare l’energia prodotta in eccesso per poi utilizzarla quando ne si ha il bisogno. Proprio a tal scopo si propone l’idrogeno che rappresenta la più piccola molecola esistente sul pianeta. Essa può immagazzinare il surplus di energia elettrica green, e può consentire il suo utilizzo mediante la sua combustione che produce solo vapore acqueo purissimo, che è ben lontano dal concetto di gas serra.

Ancora tutt’oggi il vincolo principale per la diffusione di questa tecnologia è rappresentato dall’alto costo degli elettrolizzatori, ossia gli strumenti che mediante il processo chimico di elettrolisi producono l’idrogeno. Come però già sappiamo dal passato, tutte le nuove tecnologie si affacciano sul mercato ad un prezzo improponibile ma col tempo la loro diffusione consente le economie di scala e quindi l’abbattimento dei costi.


Detto ciò non ci resta aspettare che le leggi di mercato facciano il loro corso. Un giorno non troppo lontano ci sentiremo meno in colpa quando dimenticheremo la luce accesa in camera, perché saremo consapevoli di non aver creato danni all’ambiente.

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Giuseppe Sarubbo

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Fin da bambino coltivo con il mare una relazione profonda caratterizzata da amore e odio. Ho imparato a nuotare quando avevo appena due anni e ho praticato nuoto a livello agonistico. Poi però, anche a causa dell’impegno che il corso di ingegneria gestionale comporta, ho dovuto lasciare questo sport ma non ho mai tranciato tutti i rapporti con quella enorme massa d’acqua che ogni giorno mi fa sognare: infatti attualmente sono un velista. La mia vita è un continuo the best or nothing.

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Curioso cronico di scoprire il nuovo e soprattutto l’innovativo. Amo il nuoto e la vela: quale città, dunque, offre miglior vento di Trieste? E’ anche per questo che l’ho scelta per portare a termine i miei studi di ingegneria elettronica. Ma la mia formazione non finisce qui. Ho le note musicali che mi scorrono nelle vene e queste mi hanno condotto nei conservatori di Bari e Matera per esprimere tutta la mia personalità suonando lo strumento che io reputo più affascinante al mondo: il clarinetto. Odio la mediocrità e tutto ciò che appiattisce la diversità dell’esperienza di vita: hai capito bene, non mi accontento mai. Il mio motto? Più è meglio.

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